Eravamo bambini,
una casa d’altri tempi;
alcuni volti
e voci
non si cancellano più.
Li vedo ancora
per i campi in corsa
a piedi nudi.
E sull’aia paterna
tra pulcini dorati
saltavano in gioco
i piccoli uccelli.
L’ombra della grande quercia
ci accoglieva nel caldo mattino
e nei pomeriggi assolati,
ma la mente andava lontano.
Il tempo era bello,
le membra crescevano forti.
Un uomo
solo
spaccava la terra
a colpi di braccia.
La fame tirava quel corpo
e venti spietati
lasciavano il segno;
una vita annegata tra i campi
guidata da un sogno.
Nella stagione che venne
quell’uomo
mi prese per mano,
gli occhi fissi
su una strada senza fine;
una stretta tremante
a me
trasmise
un sogno antico.